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Benvenuti al salottoclassico

Dove si parla di tutto e di niente, di libri e di storia, di film e di racconti. Un salotto senza pretese, per chi vuole parlar di cose pesanti e di sciocchezze

lunedì 6 maggio 2013

Il giro del mondo in 80 giorni di Jules Verne

Il giro del mondo in 80 giorniAllora, questa volta ho deciso di fare un post, su Jules Verne. Sul finire del XIX secolo e gli inizi del XX si diffondono i romanzi d'avventura. Jules Verne è uno degli autori più prolifici, insieme a Jack London. In Italia abbiamo l'esempio di Emilio Salgari, un grandissimo autore, purtroppo poco fortunato.
Jules Verne viaggiò molto ed i suoi romanzi risentono di questa cosa. L'impresa apparentemente impossibile di Mr. Fogg, insieme a Passepartou, il suo fortissimo aiutante francese,  viene raccontata con estrema cura e grande documentazione. Luoghi lontani e magnifici vengono descritti con grande perizia, sempre sul filo conduttore della scommessa che il gentiluomo inglese fa con altri suoi colleghi di club.
L'aspetto interessante di questo tipo di romanzo è il fatto che è stato scritto su basi scientificamente dimostrabili. E'infatti vero che viaggiando da est verso ovest ci sia l'impressione di essere un giorno in ritardo. Basta guardare un qualsiasi libro di geografia. La storia mostra tutte le peripezie e le usanze che sono tipiche del luogo visita.
Il realismo è sorprendente ed il merito va di certo al fatto che Jules Verne fu un personaggio che viaggiò molto. Le sue storie spaziano nei viaggi più diversi. Il giro del mondo in 80 giorni è quello più realistico a mio parere. Altri, come Viaggio al centro della Terra, sconfinano quasi nella fantascienza. Io consiglio davvero questo romanzo perché ha una qualità narrativa che difficilmente si trova. Gli ambienti e le peripezie dei protagonisti si mescolano in un affascinante mosaico, visto dall'occhio attento e quasi scientifico dell'autore. E'un libro da leggere.

domenica 7 aprile 2013

LA LUNGA VITA DI MARIANNA UCRIA DI DACIA MARAINI

 DACIA MARAINI "LA LUNGA VITA DI MARIANNA UCRIA"



Ho un'autentica passione per i libri che hanno come protagoniste le donne. Chiamatemi femminista, se lo volete, non mi offendo. Onestamente è un termine che non sento come insulto per cui non vedo perché non usarlo. Ci sono dei romanzi però che, per la loro complessità, entrano nel cuore dei lettori ma non sono alla portata di tutti.
Alle volte, l'impianto narrativo della storia è tale da essere di difficile comprensione.
Questo discorso vale soprattutto per gli autori con un considerevole bagaglio culturale. Ci sono libri e libri ma questo romanzo, a mio modesto parere, merita di essere letto. Narra la storia di una giovane aristocratica siciliana del 1700 che, diventata improvvisamente sordomuta in tenerissima età, viene data in sposa ad un anziano zio. Il suo matrimonio è senza amore né affetti. Marianna, rinchiusa nell'isolamento della sua menomazione, è lontana dai figli che deve partorire per il marito e da quest'ultimo che l'ha sposata per avere un erede. La sua unica occupazione è la letteratura. Malgrado sia considerata ritardata, Marianna è una donna dalla personalità forte e volitiva, amante del sapere. Sarà l'incontro con l'amore, rappresentato da un bellissimo servo più giovane di lei, a farle pretendere qualcosa di più per sé stessa...e, per farlo, andrà contro tutto e tutti verso un destino assolutamente inatteso. La sua indipendenza sarà conquistata combattendo contro l'opposizione dei figli e dei parenti che la vorrebbero moglie e madre.

CONSIDERAZIONI

Non è un libro facile. Dacia Maraini parla attraverso gli occhi di una sordomuta (alludendo con sottile maestria al motivo del suo mutismo, lo stupro in tenerissima età da parte del futuro marito. Dacia Maraini non indulge sulla cosa. Non è questo il suo intento.) descrivendo la società siciliana in cui vive questa protagonista assolutamente fuori dalle consuetudini.
La critica verso la condizione femminile avviene nel lettore dalla lettura del dialogo dei personaggi che esprimono le loro idee, considerando Marianna una ritardata per il suo handicap. Le relazioni familiari si esprimono con estrema chiarezza: l'amore profondo del padre, misto quasi a sensi di colpa, l'indifferenza materna, l'ostilità dei fratelli che non hanno alcuna considerazione per lei. Il linguaggio è molto curato, anche se l'uso del siciliano, non facilita la comprensione del testo. Io non sono siciliana ma questa cosa non mi ha dato molto fastidio.  La violenza che ha causato il mutismo di Marianna, segreto che è stato taciuto da tutta la famiglia che le ha negato la verità sull'accaduto, appare molto sfumato nella lettura ma è comunque interessante vedere la graduale conquista d'indipendenza del personaggio che, malgrado il mutismo riesce ad imporre la sua volontà.

FILM


Nel 1997 è stato prodotto un film, basato su questo libro. E'stato grazie a quella pellicola che ho conosciuto il romanzo. La trama è piuttosto fedele, tranne per alcuni passaggi ma i punti salienti (ovvero che Marianna è muta perché lo zio l'aveva stuprata da bambina, cosa che non gli ha impedito poi di sposarla) ci sono tutti. La cura dei costumi è estremamente lodevole e, per certi versi, è molto più chiaro del libro, che deve creare una società con la parola e non con le immagini. Ho amato anche questo film, cosa strana per chi, come me, è diffidente per la trasposizione cinematografica. Gli attori sono decisamente adatti, con il loro aspetto talvolta grottesco, soprattuto lo zio. Consiglio vivamente sia la lettura che il film, spesso passato su Iris.


sabato 6 aprile 2013

IL SENSO DELL'ANALISI DEL TESTO. CONSIDERAZIONI

Questa mattina ho letto un articolo sul Corriere della Sera in cui una docente criticava l'organizzazione dell'insegnamento dei temi e dell'analisi testuale. Diceva che la tipologia dell'analisi del testo è diventata ora una sorta di quiz che impedisce ai ragazzi di pensare autonomamente per quanto riguarda le risposte da dare.
E'un'osservazione oggettivamente corretta, anche perché il tema sta diventando sempre di più un qualcosa di meccanico e poco appetibile per lo studente. Non invoglia ad una riflessione sui temi trattati ma si limita ad una ripetizione delle cose apprese, come fanno i pappagalli.

Lo scopo del tema è ovviamente quello di mettere lo studente nella possibilità di esprimere quanto appreso ma una simile operazione non serve a nulla, se non vi sono le condizioni che  lo permettono. Quale è l'effettivo scopo di una prova scritta del genere? E'un'operazione di scrematura dei possibili candidati? Ma, così facendo, in base a quali criteri si opera la selezione degli idonei?
La grammatica non può essere l'unico elemento vincolante. D'altra parte, la valutazione del contenuto è ardua, soprattutto se dall'altra parte non vi è sufficiente elasticità mentale e capacità di accogliere determinate riflessioni anche quando non si condividono.
L'analisi del testo, nella maniera proposta nel tema, evita allo studente di farsi delle idee proprie su una determinata interpretazione del brano analizzato. Attraverso una scaletta già fatta, che è il titolo, non ha bisogno di spremersi le meningi per pensare alle cose da dire...perché sono già lì. Come avrete capito, non ho molta stima di questo tipo di cose.
L'analisi del testo non è solo questo. Serve a far comprendere un brano. Non è un quiz ed è triste vedere che venga sempre meno considerato. In questo modo non si invita a riflettere con la propria testa su determinati argomenti...cosa che la scuola dovrebbe fare.

venerdì 5 aprile 2013

IL SONETTO

Questo post è dedicato alla poesia e in particolar modo al sonetto. Insieme alla ballata e alla canzone, il sonetto è considerato da Dante una delle forme più alte della poesia, la terza per importanza dopo la canzone e la ballata.
Il sonetto ha una forma piuttosto rigida e, per motivi di praticità, sarà qui trattata prima della canzone. La ragione è che il sonetto ha la forma di una strofa della canzone. Conosciuta questa, si può passare a parlar delle altre.

Forma

Il sonetto è composto da 14 versi e segue questo schema rimico:

Forse perché della fatal quïete                                        A
tu sei l’immago a me sì cara vieni                                   B
o Sera! E quando ti corteggian liete                                A
4le nubi estive e i zeffiri sereni,                                          B

e quando dal nevoso aere inquïete                                   
A
tenebre e lunghe all’universo meni                                  
B
sempre scendi invocata, e le secrete                                   A
8vie del mio cor soavemente tieni.                                      B

Vagar mi fai co’ miei pensier su l’orme                          
C
che vanno al nulla eterno; e intanto fugge                      D
11questo reo tempo, e van con lui le torme                          C

delle cure onde meco egli si strugge;                               
D
e mentre io guardo la tua pace, dorme                             C
14quello spirto guerrier ch’entro mi rugge.                         D

Questo esempio, la famosa poesia foscoliana Alla Sera è un caso tipico. Come possiamo vedere è composta da 4 quartine e due terzine. Le rime sono disposte solitamente secondo questo ordine, anche se vi sono delle variazioni che danno al sonetto definizioni di vario tipo. In questo post, comunque non ne parlerò. Sarebbe come mettere troppa carne al fuoco e non è utile ai fini della conoscenza di questa poesia.
Possiamo comunque dire, senza troppi preamboli che tale distinzione porta ad una separazione interna tra le quartine e le terzine che prendono il nome di due macroaree note come FRONTE e SIRMA.
Questa distinzione rimane anche nella canzone ma al momento non conta molto. Come possiamo vedere, però, qualunque sia la diversa disposizione delle rime, ci troviamo di fronte comunque a 14 endecasillabi. Il sonetto ebbe molta fortuna nella poesia italiana. Non c'è un solo poeta che non abbia affrontato questo tipo di composizione, con risultati vari. E'quindi necessario saper riconoscere questa forma, anche perché sono le poesie più diffuse e studiate.

lunedì 25 marzo 2013



STORICO O IN COSTUME?
IL DILEMMA DEI ROMANZI

Solitamente, è difficile dare una definizione sulla categoria dei romanzi storici. L'editoria partorisce ogni anno nuovi titoli, come se fossero una prolifica nidiata di conigli. Come è chiaro anche ad un profano, però, non è detto che il libro che troviamo sotto la categoria "storico" sia necessariamente un ROMANZO STORICO.
L'esempio più canonico di romanzo di questo genere è dato in primis, dai romanzi di Walter Scott e dai Promessi Sposi di Manzoni. Basterebbe dare un'occhiata a questi, evitando di pensare che, almeno per Manzoni, si tratti di un libro studiato a scuola (non so voi, ma ho sempre notato una certa reticenza nell'accogliere un libro messo nei programmi scolastici. E'come se entrasse in una sorta di universo parallelo, lontano dai gusti dei lettori).
Voglio essere chiara.
Buona parte dei libri che escono non sono romanzi storici veri e propri, semmai sono romanzi in costume.

Che differenze ci sono tra i romanzi storici e quelli in costume?

1 La documentazione. Chi scrive un romanzo storico ha alle spalle anni e anni di documentazione, attendibille e possibilmente scevra di corbellerie che non stanno in cielo né in terra. E'impossibile che un autore serio possa scrivere qualcosa ambientato nel passato, senza un attento studio dei libri.
Di certo, la superficialità nel romanzo storico non toccherà mai questo aspetto.
La base del genere si base su questa ricerca perché è necessario che i personaggi si muovano in uno spazio realistico. I romanzi in costume tralasciano un po'questo aspetto. Non passeranno mai in rassegna i fatti contemporanei alla vicenda dei protagonisti, preferendo curare l'intreccio.
Questo abbandono della storicità è comunque parziale: anche se l'autore non è interessato a dire i fatti storici, mettendo in mostra la sua erudizione, questo non gli impedisce di dare degli accenni, che hanno lo scopo di porre delle coordinate per un passato idealizzato.
Non si narreranno le vicende dei personaggi famosi ma si curerà meglio l'aspetto sociale, sia pure in modo incompleto anche su questo piano. Le sviste presenti, tuttavia, non importano molto al lettore. Quello che conta è l'aspetto emotivo.
2 I personaggi. Credo che siano uno degli elementi più visibili, che distinguono un romanzo storico da uno in costume. Parliamo soprattutto dei protagonisti, che hanno una rilevanza ovvia ai fini della trama.
Nel romanzo storico, il comportamento dei personaggi sarà il più fedele possibile alla sensibilità del periodo, con un'etica e delle convinzioni perfettamente attendibili all'epoca.
Pensieri attuali non sono ammessi, a meno che non sia documentato che ciò era possibile all'epoca.
Questa è la differenza sostanziale del romanzo storico da quello in costume. Il protagonista (metto il maschile ma consideratelo, almeno qui, un genere unisex) potrebbe assumere atteggiamenti anacronistici nel romanzo in costume, senza che vi sia una stonatura. L'empatia che si delinea con il lettore è alla base del successo della storia, poco conta che sia verosimile per l'epoca in cui è ambientata.
Conclusione. Il romanzo in costume è appunto una storia dove la fa da padrone lo scenario. I personaggi, come in un teatro, hanno gli abiti del periodo in cui si muove la trama, con uno sfondo abbozzato, per quanto curatissimo. Il punto debole dei dettagli non inciderà mai sulla trama che ha un posto privilegiato rispetto al resto.
Il romanzo storico invece ha nella verosimiglianza storica un punto di rilievo. A questo elemento, sono sottoposti tutto il resto, con la differenza che questo fattore è legato a tutto il resto: società, idee, fatti, economia ecc. Il romanzo in costume prende solo alcuni elementi. Il romanzo storico ha un'organizzazione più completa. Occorre dire che è molto difficile realizzare un romanzo storico. Lo stesso Manzoni ammise la difficoltà di inserire una storia inventata all'interno della STORIA.
Questo quindi serve a mostrare come la definizione di romanzo storico sia sempre qualcosa a cui bisogna fare attenzione. Fa fortuna in termini di business ma questo non va a braccetto con il contenuto.
Il lettore, dopo qualche romanzo, se ne farà un'idea.

venerdì 22 marzo 2013

Qualcosa di diverso: Dafni e Cloe di Longo Sofista



DAFNI E CLOE DI LONGO SOFISTA


Dopo aver parlato di Contratto Indecente, ho deciso di scrivere qualcosa su un'opera apparentemente diversa, che forse piacerà a pochi.
Sto parlando di Dafni e Cloe di Longo Sofista.
E'un'opera di età ellenistico romana, appartenente al cosiddetto romanzo greco. Non è molto conosciuta, al di fuori di chi mastica spesso latino e greco per colazione ma merita a mio parere una lettura perché è una delle prime opere di letteratura erotica che ci siano giunte e che ha insegnato l'erotismo ai posteri.
Cosa racconta questa storia?
Dafni e Cloe sono due giovani: il primo è figlio di un pastore, la seconda di un capraio. Entrambi vivono in un mondo bucolico e si distinguono da tutti per bellezza e sensibilità. A poco a poco, entrambi scoprono di provare qualcosa l'uno per l'altra...fin qui niente che non si sia già visto.
In realtà, questo romanzo è davvero bello.
La sua originalità nel narrare l'innamoramento tra i due procede per gradi. Dafni e Cloe seguono due percorsi paralleli e speculari alla scoperta del sentimento dell'amore che cominciano a sentire reciprocamente. L'erotismo è palpabile senza essere volgare ed avviene tramite la conoscenza di figure che i due troveranno sul loro percorso. Non voglio fare spoiler ma consiglio davvero questa lettura. L'opera è atipica anche per lo stesso genere del romanzo greco. Non ha intrecci pindarici, che portano i personaggi nei luoghi più disparati. Tutto rimane nel mondo bucolico ma questo non rende la storia pesante.
Mi rendo conto che il testo greco a fronte scoraggia un po'.
Il consiglio è di ignorarlo, se non si ha la passione per la lingua. La traduzione BUR è davvero ben fatta e rende piacevole la storia, sebbene la specularità delle vicende di Dafni e Cloe appaia a tratti ripetitiva. Il percorso dell'amore in Longo Sofista però segue uno schema ben preciso ed i due  personaggi, almeno per un tratto, fanno le stesse cose...fino a un certo punto.
Leggere questo libro è davvero piacevole, anche per disintossicarsi dalla saga di Christian Grey. In fondo, si può fare erotismo anche senza scendere nei dettagli.